Chi non conserva la memoria del passato non avrà futuro

venerdì 24 giugno 2016


1919 - MANIFESTO DEI FASCI DI COMBATTIMENTO 

Italiani!

Ecco il programma di un movimento sanamente italiano.
Rivoluzionario perché antidogmatico e antidemagogico; fortemente innovatore perché antipregiudizievole.

Noi poniamo la valorizzazione della guerra rivoluzionaria al di sopra di tutto e di tutti.

Gli altri problemi: burocrazia, amministrativi, giuridici, scolastici, coloniali, ecc. li tracceremo quando avremo creata la classe dirigente.Per questo NOI VOGLIAMO:

Per il problema politico

a. Suffragio universale a scrutinio di lista regionale, con rappresentanza proporzionale, voto ed eleggibilità per le donne. 

b. Il minimo di età per gli elettori abbassato ai 18 anni; quello per i deputati abbassato ai 25 anni. 

c. L'abolizione del Senato. 

d. La convocazione di una Assemblea Nazionale per la durata di tre anni, il cui primo compito sia quello di stabilire la forma di costituzione dello Stato. 

e. La formazione di Consigli Nazionali tecnici del lavoro, dell'industria, dei trasporti, dell'igiene sociale, delle comunicazioni, ecc. eletti dalle collettività professionali o di mestiere, con poteri legislativi, e diritto di eleggere un Commissario Generale con poteri di Ministro. Per il problema sociale:

NOI VOGLIAMO:

a. La sollecita promulgazione di una legge dello Stato che sancisca per tutti i lavori la giornata legale di otto ore di lavoro. 

b. I minimi di paga. 

c. La partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dell'industria. 

d. L'affidamento alle stesse organizzazioni proletarie (che ne siano degne moralmente e tecnicamente) della gestione di industrie o servizi pubblici. 

e. La rapida e completa sistemazione dei ferrovieri e di tutte le industrie dei trasporti. 

f. Una necessaria modificazione del progetto di legge di assicurazione sulla invalidità e sulla vecchiaia abbassando il limite di età, proposto attualmente a 65 anni, a 55 anni. Per il problema militare:

NOI VOGLIAMO:

a. L'istituzione di una milizia nazionale con brevi servizi di istruzione e compito esclusivamente difensivo. 

b. La nazionalizzazione di tutte le fabbriche di armi e di esplosivi. 

c. Una politica estera nazionale intesa a valorizzare, nelle competizioni pacifiche della civiltà, la Nazione italiana nel mondo. Per il problema finanziario:

NOI VOGLIAMO:

a. Una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo, che abbia la forma di vera ESPROPRIAZIONE PARZIALE di tutte le ricchezze. 

b. II sequestro di tutti i beni delle congregazioni religiose e l'abolizione di tutte le mense Vescovili che costituiscono una enorme passività per la Nazione e un privilegio di pochi. 

c. La revisione di tutti i contratti di forniture di guerra ed il sequestro dell'85% dei profitti di guerra. 
MILANO 23 MARZO 1919 
Una foto di piazza San Sepolcro all’epoca della riunione fondativa del fascismo


IL POPOLO D' ITALIA DEL 23 MARZO 1919


  Circolare n. 99 del Comitato centrale 
dei Fasci italiani di combattimento”

Circolare del segretario generale politico dei Fasci italiani di combattimento.

Oggetto “Convegni regionali”
Manifesto del fascio cremonese per il Congresso dei fasci della Lombardia 
tenuto a Cremona il 5 Settembre 1920

IL N° 1 DEL FASCIO E  LA TESSERA DEL FASCIO DI MILANO



"IL POPOLO D' ITALIA" DEL 24 MARZO 1919

MOSTRA DELLA RIVOLUZIONE FASCISTA 
Mussolini alla prima adunata dei Fasci d'azione rivoluzionaria




23 MARZO 1919-ADUNATA DI PIAZZA SAN SEPOLCRO

Il giorno 23 marzo, domenica, si tiene la storica adunata. Essa ha luogo nel salone concesso dalla Presidenza del Circolo degli Interessi industriali e Commerciali al primo piano del N. 9 di Piazza S. Sepolcro. La riunione ha luogo alle ore 10 antimeridiane.
Ecco l'elenco dei presenti alla riunione del 23 Marzo: Angiolini prof. Francesco (Milano), Attal ing. Salvatore (Milano), Aversa. avv. Giuseppe (Milano), Barabandi Renato (Milano), Bartolozzi Ettore (Bergamo), Benvenuti Ettore ufficiale di marina (Milano), Besana Enrico (Milano), magg. Besozzi (Milano), Bianchi magg. avv. Camillo (Milano), Binda dott. Ambrogio (Milano), Boattini Vittorio (Milano), Bonafini Napoleone (Milano), Bonavita avv. Francesco (Milano), Boschi Ettore (Monza), Bosi Nereo (Piacenza), Bottini prof. rag. Piero (Milano), Bozzolo cap. Natale (Marchirolo), Brambillaschi Giovanni (Milano), Brebbia Giselda (Milano), Bresciani Italo (Verona), Bruzzesi avv. Giunio (Milano), Capodivacca Giovanni (Milano), Capurro Giuseppe (Sori), Carabellese avv. (Milano), Carli cap. Mario (Roma), Cattaneo rag. Luigi Natale (Milano), Cerasola rag. Federico (Milano), Chierini Gino (Milano), Chiesa Ernesto (Vigevano), Ciarrocca Guido (Milano), Colombi Giuseppe (Milano), Consonni Ferruccio (Milano), Corra Bruno (Milano), Costantino Michele (Bari), Cottarelli Leonardo (Cremona), Dagnino Ettore (Comigliano Lig.), De Angelis Ernesto (Napoli), Deffenu Luigi (Nuoro), Del Latte dott. Guido (Milano), Dessv Mario (Milano), Dondena Giov. (Milano), Ercolani Luigi (Cornigliano Lig.), Fabbianini Nino (Novara), Facchini Antonio (Milano), Falletti Pietro (Soresina), Falugi Quintilio (Sesto S. Giovanni), Farinacci Roberto (Cremona), Fasciolo Benedetto (Milano), Ferrara Gaetano (Milano), Ferrari avv. Enzo (Milano), Fiecchi Arturo (Genova), Franceschelli Aldo (Milano), Fraschini Alcide (Pavia), Franzi Erminio (Bergamo), Frigerio Armando (Milano), Funi Achille (Ferrara), Galassi Aurelio (Milano), Garibaldi Decio Canzio (Milano), Ghetti Domenico (Milano), Gioda Mario (Torino), Goldmann Cesare (Milano), Greppi mg. Filippo (Milano), Jachetti Francesco (Milano), Jeckling Manlio (Trieste), Longoni Attilio (Milano), Luzzatto on. avv. Riccardo) Milano), Mainardi Oreste (Cremona), Malusardi Edoardo (Milano), Mangiagalli sen. prof. Luigi (Milano), Manteca dott. Luigi (Milano), Masnata prof. Giovanni (Stradella), Marchi Marco (Verona), Marinetti F. T. (Milano), Marinelli rag. Giovanni (Milano), Martignoni Rodolfo (Musocco), Marzagalli Giuseppe (Greco Milanese), Marzari Quirino (Milano), Massaretti Luigi (Piacenza), Mazzi Tito (Varese), Melli Gino (Brescia), Mecheri Eno (Genova), Moili Mario (Monza), Momigliano avv. Eucardio (Milano), Morisi Celso (Milano), Moroni Paolo (Milano), Nascimbeni Mario (Vigevano), Pasella Umberto (Milano), Pesenti avv. Guido (Milano), Pianigiani Guido (Monza), Podrecca on. Guido (Milano), Pozzi Alessandro (Milano), Pozzi G. P. (Bergamo), Raimondi Carlo (Milano), Ranzanici Angiolo (Bergamo), Razza Luigi (Trento), Riva Celso (Monza), Riva Ubaldo (Bergamo), Rocca Giovanni (Sampieri darena), Rossi Cesare (Milano), Rossi dott. Carlo (Como), Rossi Giuseppe (Alessandria), Scarzi-Ranieri dott. Angiolo (Pegli), Scarani Cleto (Milano), Semino Virginio (Genova), Tacchini Ezio (Sestri P.), Tagliabue Enrico (Monza), Teruzzi prof. Regina (Milano), Vajana Alfonso (Bergamo), Vezzani Menotti (Monza), Zappi Ferdinando (Verona), Zoppìs (Milano), Zuliani Mario (Milano).
È presente naturalmente, oltre ai nominati, la Giunta esecutiva del Fascio milanese: Benito Mussolini, cap. Ferruccio Vecchi, ten. avv. Enzo Ferrari, Mario Giampaoli, Ferruccio Ferradini, Michele Bianchi, Carlo Maraviglia.
Presiede Ferruccio Vecchi, che porge il saluto ai convenuti. Il saluto del Fascio milanese di Combattimento è recato dal pluridecorato al valore ten. avv. Enzo Ferrari.
Mussolini sorge a sua volta a parlare e dice: «Vi dico subito che non possiamo scendere a dettagli. Volendo agire prendiamo la realtà nelle sue grandi linee senza seguirla nei suoi particolari». Egli fa poi le tre dichiarazioni che riportiamo, illustrandole ampiamente. Prima dichiarazione: l'adunata del 23 Marzo rivolge il suo primo saluto e il suo memore e reverente pensiero ai Figli d'Italia che sono caduti per la grandezza della Patria e per la libertà del mondo, ai mutilati e invalidi, a tutti i combattenti, agli ex prigionieri che compirono il loro dovere e si dichiara pronta a sostenere energicamente le rivendicazioni d'ordine materiale e morale che saranno propugnate dalle Associazioni dei Combattenti.
Seconda dichiarazione: l'adunata del 23 Marzo dichiara di opporsi all'imperialismo degli altri popoli a danno dell'Italia e all'eventuale imperialismo italiano a danno degli altri popoli; accetta il postulato supremo della Società delle Nazioni che presuppone l'integrazione di ognuna di esse, integrazione che per quanto riguarda l'Italia deve realizzarsi sulle Alpi e sull'Adriatico con la rivendicazione di Fiume e della Dalmazia.
Terza dichiarazione: l'adunata del 23 Marzo impegna i fascisti a sabotare con tutti i mezzi la candidatura dei neutralisti di tutti i partiti. — A proposito della lotta elettorale Mussolini dice: «Io non sono un entusiasta della battaglia schedaiola, tant'è vero che da tempo ho abolito le cronache della Camera, e nessuno se ne è doluto. E il mio esempio aveva consigliato altri giornali a ridurre questa cronaca scandalesca fino ai limiti dello strettamente necessario. In ogni modo è evidente che entro questo anno ci saranno le elezioni. Non si conosce ancora la data e neppure il sistema che sarà seguito. Ora, si voglia o non si voglia, in queste elezioni si farà il processo alla guerra; cioè il fatto guerra essendo stato il fatto dominante della nostra vita nazionale, è chiaro che non si potrà evitare di parlare di guerra. Ora noi accetteremo la battaglia precisamente sul fatto guerra, poiché non solo non siamo pentiti di quello che abbiamo fatto, ma andiamo più in là; e, con quel coraggio che è frutto del nostro individualismo, diciamo che se in Italia si ripetesse una condizione di cose simile a quella del 1915 noi ritorneremmo a invocare la guerra come nel 1915.
«Ora è molto triste il pensare che ci siano stati degli interventisti che hanno defezionato in questi ultimi tempi. Sono stati pochi e per motivi non sempre politici. C'è stato il trapasso originato da ragione d'indole politica che non voglio discutere, ma c'è stata la defezione originata dalla paura fisica. Noi non avremo nemmeno questa paura fisica che è semplicemente grottesca. Ogni vita vale un altra vita, ogni sangue un altro sangue, ogni barricata un'altra barricata. Ci sono stati neutralisti fra i socialisti, repubblicani e popolari. Se ci sarà da lottare impegneremo la lotta delle elezioni».
L'assemblea con un clamoroso applauso accoglie le ultime parole del Capo. Parlano poi Marinetti, Mario Carli, cap. degli arditi che porta l'adesione dei Fasci futuristi italiani.
Il Presidente dell'assemblea pone ai voti le tre dichiarazioni che Mussolini aveva fatto ed illustrato, ed esse risultano approvate al l'unanimità.
Nel pomeriggio la riunione prosegue. In essa viene presentato e approvato un ordine del giorno di plauso ai lavoratori di Dalmine e Pavia per non aver «obliato i doveri verso la Nazione nelle loro legittime battaglie di classe». Parlano poi Edoardo Malusardi, Giovanni Capodivacca sul programma d'azione dei Fasci, Michele Bianchi, la prof. Regina Teruzzi, Domenico Ghetti, Decio Canzio Garibaldi, Manzini e Arturo Fiecchi, Marinelli, Del Latte, Aurelio Galassi ed Ettore Bartolozzi. Il Presidente propone poi come componenti della Commissione esecutiva centrale, i nomi di Benito Mussolini, Ferruccio Vecchi, avv. Enzo Ferrari, Mario Giampaoli, Ferruccio Ferradini, Antonio Facchini, Enrico Besana, Mario Zuliani, Giovanni Marinelli, Michele Bianchi come Segretario Generale. L'Assemblea approva la nomina di questa Commissione.
La riunione, che doveva segnare nella storia una data non più cancellabile, è ignorata completamente dalla stampa liberale e democratica. Unica voce che esalti l'importanza del fatto, si leva da L'Idea Nazionale diretta da Luigi Federzoni.
Il 24 Marzo il Popolo d'Italia cosi scriveva: «L'Adunata di ieri non ha deluso le nostre aspettative. C'era molta gente e venuta da ogni parte d'Italia. C'erano moltissimi amici, ufficiali, soldati ed operai, che ci hanno seguito fedelmente giorno per giorno, nella nostra aspra e ormai quinquennale battaglia. Ma tutto ciò non è l'essenziale.
«L'essenziale è che l'assemblea è stata attiva. Caso forse unico nella storia della nostra politica nazionale la discussione è stata esaurita in 4 ore appena. Forse sarebbero bastate 3; tutti hanno compreso che era perfettamente inutile, anche perchè troppo facile, dar fondo all'universo. Occorreva, piuttosto, di deliberale un'infinità di problemi speciali, tracciare le linee programmatiche dell'azione nostra. E questo è stato fatto. Ora si tratta di creare gli organi di agitazione e di attuazione; questi devono sorgere senza indugio in ogni paese e in ogni città. Ogni amico e lettore nostro, deve farsi iniziatore del Fascio. Non importa di essere in molti. Oserei dire che è preferibile, se non necessario, essere in pochi. Cinque, dieci individui bastano per costituire un fascio. Ora che la strada è segnata si tratta di camminare audacemente innanzi. Fra due mesi un migliaio di fasci saranno sorti in tutta Italia».
MERAVIGLI CARLO FONDATORE
 DELL' ASSOCIAZIONE ARDITI DI MILANO NEL 1919


31 MARZO 1921

Si costituisce il Fascio di Trezzo d'Adda (MI)

L'ultima firma a destra è quella del famoso Architetto Ernesto Pirovano.


Manifesto della fondazione dei fasci di combattimento di Arezzo










Roma - Novembre 1921-Terzo Congresso Fascista
Si notano, giovanissimi ma già prestigiosi capi e esponenti del Fascismo: ITALO BALBO (primo a sinistra) ventiseienne capo indiscusso dei Fasci emiliani; GIUSEPPE BOTTAI (al suo fianco) ventisettenne capo del Fascismo dell'Italia Centrale e, ultimo a destra, CURZIO MALAPARTE, allora solo ventitreenne,  destinato a diventare uno dei più famosi scrittori italiani. Caratteristica particolare del Movimento Fascista fu la giovane età della maggioranza dei suoi capi, sia a livello nazionale che locale.




Ai primi di giugno del 1921 si riunisce, a Milano, il neo eletto Gruppo parlamentare fascista, per decidere una linea d’azione comune, soprattutto per ciò che riguarda il problema della tendenzialità repubblicana, posto da Mussolini. I più “moderati” (che sono anche i più anziani) sono per la scelta monarchica, o, per lo meno, per l’accantonamento del problema che, a loro dire , divide il movimento. In realtà, non è così: con l’eccezione del Piemonte e di qualche sacca qua e là, la base squadrista è tutta con Mussolini, indifferente alle sorti di una monarchia che non ha difeso le ragioni della vittoria e ha consentito il tradimento di Rapallo. Sulle stesse posizioni anche i giovani “intransigenti”, poco disposti a mediare, dopo la vittoria conseguita sul campo. “Si leva adesso a parlare Bottai, che sostiene le ragioni della tendenzialità repubblicana, con aspro, giovanile piglio polemico. Valentino Coda, uomo di estrema destra, gli grida, dall’altro lato della sala, con voce tonante: “Asilo infantile !” Bottai scatta con un balzo da Ardito, è sopra Coda, con i pugni tesi, e urla: “L’asilo infantile ha salvato il Grappa !” Applausi e movimento; poi i soliti mettipace dividono i contendenti. Mussolini, immoto, con un vago, indefinibile sorriso sul volto, osserva la scena; i vicini lo sentono mormorare a fior di labbra: “Questo è “fassismo”, questo mi piace” evidentemente compiaciuto dell’ardore combattivo dei suoi seguaci”
(Ernesto Daquanno, “Vecchia guardia”, Roma 1935)

Bottai non era nuovo ad una puntuta rivendicazione dei meriti degli ex combattenti. Già su “I nemici d’Italia” del 14 marzo 1920, in un articolo intitolato “Il nostro bolscevismo”, aveva scritto: “La guerra è merito e peccato nostro. Accettiamo a nostro carico Caporetto, ma non vi cediamo un palpito di Vittorio Veneto”